Web Mail

Supporto

Come gestire il blog aziendale nell’era di AI Overview

Come gestire il blog aziendale nell’era di AI Overview

Dopo un periodo di “presenza latente” il blog aziendale è tornato ad essere un trend topic tra coloro che quotidianamente pianificano ed implementano strategie di posizionamento organico di successo.
In un momento dove l’introduzione di AI Overview e la diffusione dei motori di risposta offrono all’utente quello che cerca in pochissimo tempo, il blog rappresenta quello strumento che se usato in modo strategico consente di attirare l’attenzione dell’utente.

Secondo i dati di crescita condivisi da HubSpot le aziende che aggiornano costantemente il proprio Blog ottengono circa il 67% in più di contatti rispetto a quelle che integrano nella loro strategia solo piattaforme esterne.

Ma com’è possibile raggiungere questi risultati? Qual è la strategia che permette di trasformare un visitatore occasionale in uno fedele?

Dobbiamo fare in modo che il blog venga ricercato direttamente senza passare dall’algoritmo.

 

Cos’è accaduto al blog negli ultimi dieci anni

Torniamo indietro nel tempo, in particolare a dieci anni fa quando online esistevano all’incirca 230 milioni di blog.

In quel periodo condividere contenuti informativi era l’unico modo per intercettare utenti, ancora non erano diffusi i formati brevi, la reach organica di Facebook era agli albori e Google dirottava il traffico sui vari blog.

Cinque anni dopo, i social hanno iniziato a dominare il mondo online offrendo visibilità in poco tempo: le aziende che prima gestivano un blog hanno spostato il focus delle loro attività, puntando ad accrescere la propria visibilità sulle nuove piattaforme (Instagram, TikTok, Linkedin).

Oggi l’introduzione di AI Overview ha ribaltato nuovamente la situazione: il CTR organico è crollato e, secondo analisi di settore, il prossimo anno vedrà una contrazione dei volumi di ricerca a vantaggio di chatbot e assistenti virtuali.

Ecco che il tasso di utilizzo dei blog è tornato a crescere: più economico rispetto ai social, è il solo mezzo che consente di ridurre la dipendenza dall’algoritmo e creare un “luogo” dove l’utente sceglie di tornare in modo attivo.

Essere in prima pagina non garantisce più il clic

Google è diventato un motore di risposta: non porta l’utente sul tuo sito ma cerca di trattenerlo offrendo risposte mediante sintesi dell’AI o nell’interfaccia.

Essere in prima pagina non garantisce più i clic di prima dal momento che prima dei risultati organici ci sono le risposte dirette, i video, i box generativi e la risposta sintetica iniziale generata dall’AI Overview.

La tua strategia dunque non deve basarsi sull’assunto “essere primo per parole chiave informative” in modo da attirare il traffico passivo: devi iniziare a lavorare sulle navigational query.

 

Che cosa sono le navigational query

Quando lavori sul posizionamento del tuo sito web ti stai mettendo in competizione non solo con la concorrenza ma anche con il motore di ricerca che offre risposte al tuo posto.

Coloro che si focalizzano su parole chiave che attivano risposte generiche, legate a domande come “in che modo si fa” oppure “che cos’è”, hanno sempre meno margine di manovra e sono destinati a perdere traffico e visibilità.

Quando realizzi i contenuti il tuo obiettivo deve essere quello di offrire qualcosa di più agli utenti: la componente umana che l’AI non è in grado di dare.

Non più parole chiave generiche ma navigational query ovvero ricerche effettuate da chi sa già esattamente dove vuole atterrare.

Quando l’utente utilizza queste keyword digita il nome di un prodotto/marchio noto, utilizzando il motore di ricerca come un semplice punto di passaggio: Google riconosce questa intento e mostra in primo piano i siti ufficiali per facilitare la navigazione, aggiungendo alternative pertinenti per completezza.

Il tuo sito deve diventare la risposta che l’utente ricerca per nome.

Fidelizzare gli utenti attraverso il blog

Per aumentare il livello di fidelizzazione degli utenti attraverso il blog devi realizzare contenuti esclusivi che trattano di esperienze dirette e che sono in grado di fornire quella componente umana che manca al motore di risposta.

Il motore di ricerca non può opporsi all’utente che ricerca direttamente il tuo sito perché ti vede come un punto di riferimento, un luogo dove approfondire le risposte automatiche presenti in SERP.

 

Consigli per costruire la tua strategia editoriale

In un contesto come quello appena descritto, la strategia editoriale efficace è quella che prevede, da un lato, di intercettare quelle ricerche che necessitano di risposte “umane” e dall’altro di lavorare su vecchi contenuti presenti sul sito che negli anni sono diventati meno performanti.

All’analisi delle parole chiave devi aggiungere quella delle intenzioni per comprendere quali sono i dubbi degli utenti, andando a colmare questi vuoti di conoscenza con l’esperienza del tuo brand.
Prima di buttarti sulla scrittura di nuovi articoli fai un tuffo nel passato e cerca di capire quali contenuti devono essere rivisti/aggiornati per tornare ad essere considerati pertinenti ed utili da Google.

Migliora la leggibilità dei tuoi articoli, approfondisci gli argomenti trattati, aggiorna dati e statistiche, aggiungi contenuti multimediali pertinenti, eccetera.

In che modo è possibile conoscere “le domande” più frequenti tra gli utenti?

Per conoscere quali interrogativi generano i dubbi e le incertezze degli utenti in relazione al tuo prodotto/servizio/settore puoi sfruttare alcuni strumenti e software (ad esempio Question Explorer di SEO ZOOM) oppure studiare le domande presenti nel box People Also Ask di Google.

leggi l’articolo per conoscere tutte le funzionalità presenti nella SERP di Google

Il tuo obiettivo in questo caso non deve essere quello di realizzare un contenuto con domande e risposte (come una sezione FAQ per intenderci) ma creare risposte implicite utilizzando le domande come traccia per la stesura del tuo articolo.

All’utente che legge devi trasmettere competenza ed empatia: quello che manca all’algoritmo.

Questa partita non si vince solo attraverso il sito

Per difendersi dalla reach organica dei social e dalla capacità del motore di ricerca di “scoraggiare” i clic attraverso le sintesi offerte, devi ridurre la dipendenza dalla piattaforme ed iniziare a lavorare sulla tua infrastruttura.

Non dedicarti esclusivamente alla pubblicazione di contenuti tecnicamente impeccabili, fai in modo che si parli di te: partecipa alle discussioni sui forum, sui social e cura le relazioni con gli esperti del tuo settore.

Se la tua reputazione esterna è buona l’utente inizierà a cercarti direttamente e lo stesso Google inizierà a considerarti come una fonte: così sarai finalmente indipendente da qualsiasi algoritmo.

 

Ti lascio qualche esempio di Blog di successo

Come riportato in questo articolo del nostro Blog un contenuto è considerato da Google affidabile quando rispetta l’approccio EEAT (esperienza, competenza, autorevolezza, affidabilità).

Prima di lasciarti ecco due esempi di Blog che, in tal senso, rappresentano dei casi di successo da cui prendere ispirazione.

Il Blog di Opinion & Data-Driven: Backlinko (Brian Dean)

In un mondo dove l’AI può spiegare “cos’è il SEO”, Backlinko prospera perché pubblica contenuti che l’AI non può inventare: dati proprietari e test sul campo.

Perché funziona contro l’AI Overview:

  • offre dati unici: Brian Dean conduce studi su milioni di risultati di ricerca o analisi di click-through rate. L’AI può riassumere i suoi risultati, ma deve citarlo come fonte, spingendo gli utenti più esperti a cliccare per vedere la metodologia completa;
  • visual assets: il blog è pieno di grafici e infografiche originali. Google spesso include queste immagini direttamente nella AI Overview o nei pannelli laterali, mantenendo il brand visibile e cliccabile;
  • aggiornamento manuale: pochi articoli ma buoni. Invece di avere 1.000 articoli mediocri, il blog offre mano contenuti ma estremamente approfonditi (Power Pages). L’AI fatica a sintetizzare 5.000 parole di consigli tecnici senza perdere i dettagli critici che i professionisti cercano.

Il Blog “Lifestyle-Product”: Equip (di Nomad List / Pieter Levels)

Il blog di Equip (o le sezioni editoriali di Nomad List) si concentra sulla curatela editoriale e sull’esperienza vissuta, un ambito dove l’AI è ancora percepita come “fredda” o artificiale.

Perché funziona contro l’AI Overview:

  • offre una prospettiva “In Prima Persona”: mentre l’AI può dirti “quali sono i migliori zaini”, un blog come Equip ti dice “perché questo zaino ha resistito a 3 mesi di monsoni in Vietnam”;
  • integrazione verticale: Il blog non vive solo di SEO, il traffico arriva perché è un’estensione di un brand forte, non solo un magnete per ricerche casuali;
  • design unico: l’interfaccia non è quella dei classici template WordPress. Questo crea un’esperienza utente (UX) che l’AI Overview non può replicare, rendendo la lettura sia in un momento di intrattenimento che di raccolta informazioni.

Inizia a gestire in modo strategico il tuo Blog Aziendale: richiedi un incontro con i nostri consulenti: compila il form!