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Smetti di etichettare, inizia a scrivere: la rivoluzione della Social SEO

Smetti di etichettare, inizia a scrivere: la rivoluzione della Social SEO

Per anni l’utilizzo degli hashtag sui social è stato parte della to do list di tutti i social media manager rispettosi del mantra: il mix perfetto di hashtag aumenterà la visibilità dei contenuti pubblicati sulla piattaforma.

Così tanto tempo e altrettante risorse venivano spesi per trovare almeno una trentina di tag da inserire nelle caption dei post pubblicati.

Oggi le cose sono cambiate: l’uso massivo degli hashtag è diventato controproducente e sono le stesse piattaforme Social che ne suggeriscono un utilizzo diverso!

Ad esempio: da Febbraio 2024 Tik Tok non mostra più il numero di visualizzazioni associate ad ogni hashtag; Meta ha sottolineato in più occasioni che utilizzare tra i 3 e i 5 hashtag sia la pratica migliore per aiutare l’algoritmo.

Gli hashtag non stanno sparendo: il loro utilizzo è cambiato (evolvendosi) per fare spazio a qualcosa di nuovo, qualcosa con un valore strategico nettamente superiore.
Le parole perdono il cancelletto e diventano keyword da usare per ottimizzare le caption dei post (e non solo) in modo da renderli comprensibili sia agli utenti che ai modelli NLP (Natural Language Processing) delle piattaforme.

Oggi parliamo di: Social SEO!

 

A cosa servono OGGI gli hashtag sui Social?

La risposta a questa domanda si trova, in parte, nell’introduzione che hai appena letto, ma facciamo un passo indietro.

Spesso sfruttati per aumentare la reach dei post, gli hashtag erano utilizzati per dare al contenuto un’etichetta pubblica: era la community ad identificare l’appartenenza del contenuto.

L’hashtag è stato il mezzo attraverso il quale l’utente aiutava la piattaforma a capire l’argomento trattato, mentre oggi l’algoritmo è in grado di fare tutto questo in totale autonomia.

Quando un hashtag iniziava ad essere utilizzato in modo massivo si avevano contatori e pagine dedicate e, in questo modo, si aveva un’idea di quanto e come quell’argomento stava circolando.

Ecco qualche esempio di tag social diventato famoso negli anni che sicuramente ricorderai: MondayMotivation, Mondayblues, TravelTuesday, WednesdayWisdom, ThursdayThoughts, e tanti altri.

Ma quindi, cosa è successo?

Siamo passati da una tassonomia manuale (ovvero una classificazione dal basso) ad una classificazione proprietaria.

I modelli NLP analizzano vision e segnali comportamentali, sono in grado di dedurre il contesto e l’argomento anche in assenza di parole precedute dal famoso cancelletto: sono i sistemi automatici a dare un nome e una forma alla conversazione assegnando ranking, topic e suggerendo ricerche.

Tuttavia questi sistemi sono difficili da “leggere” dall’esterno ed ecco che viene meno il concetto di trasparenza che c’era prima.

In che modo l’AI legge i tuoi post

I sistemi NLP conducono le seguenti analisi:

  • on-page e on-post: l’algoritmo non solo legge il post ma tiene conto di elementi visivi, sottotitoli e del parlato. Sulla base di questi parametri valuta la coerenza semantica;
  • dei segnali comportamentali: l’algoritmo studia il comportamento degli utenti, facciamo un esempio. Quando un utente ricerca “ricette zuppe invernali”, clicca su un video guardandolo fino alla fine (retention alta) e lo salva, invia all’algoritmo un segnale che viene interpretato così: quel contenuto è la risposta migliore alla ricerca eseguita. Di conseguenza la piattaforma favorisce il posizionamento di quel contenuto mostrandolo tra i primi risultati quando un altro utente farà la stessa ricerca;
  • utilizzo di hashtag generici (broad hashtag): come accade su Google, posizionarsi su termini di ricerca generici (singole parole) non è utile per la SEO. Anche sui Social vale il concetto di parole chiave a coda lunga (long-tail keywords).

Usare gli hashtag per favorire la ricerca, non per aumentare la copertura

Questo è uno dei concetti chiave più volte richiamato da Adam Mosseri, CEO di Instagram.

Attualmente la distribuzione dei contenuti su Instagram dipende da:

  • livello di interesse
  • coerenza tematica rispetto al profilo
  • comportamenti degli utenti
  • andamento delle interazioni nelle prime ore successive alla pubblicazione

Hashtag troppo generici non permettono la classificazione del contenuto, non forniscono informazioni sull’argomento trattato e sul pubblico che si vuole raggiungere.

Quando scegli gli hashtag da utilizzare devi rispondere a questa domanda: quali sono le parole che descrivono ESATTAMENTE il contenuto che sto pubblicando ed il target a cui mi rivolgo?

In alcuni casi può avere senso inserire gli hashtag direttamente nella caption: il motivo non è l’aumento della reach, ma il rafforzamento della chiarezza semantica del post.

Insomma, hai capito bene: il social ragiona sempre di più come un motore di ricerca.

 

Come fare SEO sui social?

Iniziamo dicendo che: le parole che utilizziamo hanno un valore nettamente superiore rispetto agli hashtag inseriti alla fine del post.

Sono importanti quelle utilizzate nella caption, nei sottotitoli di un reel o nella biografia: il valore degli hashtag nella strategia diventa marginale, il fulcro di tutto sono le parole che identificano il brand.

Come per il posizionamento sui motori di ricerca anche sui social diventa importante creare contenuti di qualità per il proprio target.

Mentre la visibilità garantita dagli hashtag di un tempo era effimera, quella della offerta dalla Social SEO è più forte ed in grado di trasformare un contenuto in un asset che continua a generare valore nel tempo.

Chiaramente questo traguardo è raggiungibile se il contenuto è ben ottimizzato con parole chiave specifiche inserite in modo naturale (ovvero non forzato) non solo nel parlato di un video ma anche nella caption del post.

Una content strategy di questo tipo genera risultati importanti sia in termini di qualità del traffico che di durabilità del contenuto.

I pilastri della “nuova” strategia operativa

Ora pensa alla tua content strategy attuale e cerca di portarla ad un livello superiore implementando i seguenti suggerimenti:

  1. keyword research: prima di pubblicare un post utilizza la funzione di ricerca del social per individuare le parole chiave suggerite, ovvero quelle a coda lunga, e integrale nel testo;
  2. caption descrittive: dimentica i testi di una sola riga ed inizia a scrivere contenuti più ricchi utilizzando i termini di ricerca che hai individuato in fase di analisi;
  3. Alt-Text: ottimizza le impostazioni avanzate inserendo descrizioni testuali delle immagini, migliorando l’accessibilità e l’indicizzazione;
  4. Attenzione all’hashtag stuffing: come nella SEO sui motori di ricerca, anche sui social non ha più senso inserire infiniti hashtag. Scegline al massimo 3 o 5: uno più generico, uno legato al brand e uno o più di nicchia.

Questo è il modo migliore per slegarsi dalla schiavitù degli hashtag, smettere di rincorrere trucchi tecnici e tornare a fare quello che conta davvero: creare contenuti di valore che rispondano a bisogni reali.

La vera sfida non è far vedere i propri contenuti, per poco tempo, al numero più alto possibile di utenti ma farsi trovare nel momento esatto in cui hanno bisogno delle nostre conoscenze e competenze.

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