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Investire in un sistema di virtualizzazione nel 2026: il caso Broadcom, gli obblighi della NIS2 ed i nuovi incentivi fiscali

Investire in un sistema di virtualizzazione nel 2026: il caso Broadcom, gli obblighi della NIS2 ed i nuovi incentivi fiscali

Che questo, per le PMI, fosse l’anno degli investimenti nei sistemi di virtualizzazione lo avevamo intuito da tempo.

Negli ultimi due anni gli attacchi informatici sono aumentati sensibilmente: in Italia, rispetto allo scorso anno, il numero di episodi gravi è cresciuto del 42% e le PMI rappresentano il 60% delle vittime (qui puoi trovare il rapporto CLUSIT 2026).

Da ottobre 2024 è entrata in vigore come saprai la Direttiva NIS2 che mira a rafforzare la sicurezza informatica delle imprese e delle PA, promuovendo un approccio coordinato degli Stati Membri.

Dall’inizio dell’anno i soggetti coinvolti sono obbligati a notificare gli incidenti; entro il 31 ottobre ogni azienda dovrà dimostrare di aver adottato misure di sicurezza adeguate: te ne parlo in questo articolo.

L’evoluzione del quadro normativo in materia di cybersecurity non è stato l’unico “evento” che ha scosso il settore informatico, infatti:

  • se gestisci l’infrastruttura IT della tua azienda avrai sentito parlare del rincaro delle licenze VMware dopo l’acquisizione Broadcom;
  • sarai venuto a conoscenza dei nuovi incentivi fiscali introdotti dallo Stato per supportare le organizzazioni che investono in sistemi di virtualizzazione.

Ti sembrano tematiche slegato tra loro? Probabilmente si, ma nell’articolo di oggi ti dimostrerò il contrario!

Il 2026 è l’anno in cui la virtualizzazione dei server smette di essere una scelta “tecnica” e diventa una decisione strategica, con implicazioni economiche, normative e di sicurezza che si sommano tra loro.

 

Iniziamo dalla cronaca: il rincaro delle licenze Vmware dopo l’acquisizione Broadcom

Dal 2024 il modello di licenza di VMware è cambiato radicalmente.

Con l’acquisizione da parte di Broadcom, azienda americana che produce chip per computer e software per grandi organizzazioni, il sistema è passato da licenze perpetue (acquistate una sola volta) a un modello in abbonamento, con rinnovi che per molte aziende si sono rivelati un salasso.

Il problema non riguarda solo il prezzo per singola licenza, ma il modo in cui viene calcolato.

Le nuove licenze VMware richiedono un conteggio minimo di 16 core fisici per processore: un server con una CPU da 8 core viene fatturato come se ne avesse il doppio. Se consideriamo un cluster aziendale con tre host biprocessore il minimo fatturabile può superare i 90 core, prima ancora di aver acceso una singola macchina virtuale.

Molte PMI sono state “vittime” di aumenti a doppia o tripla cifra percentuale, a parità di infrastruttura utilizzata: questo ha spinto la maggior parte di loro a valutare soluzioni alternative, magari open source.

in questo articolo puoi scoprire come cambia l’operatività in azienda con una soluzione di virtualizzazione open source
 

NIS2: la virtualizzazione diventa COMPLIANCE

Oltre al fattore economico descritto, l’altra variabile che sta spingendo le PMI italiane a rivedere la propria infrastruttura IT riguarda l’ambito normativo: la Direttiva Europea NIS2, recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024.

Entro il 31 ottobre tutti coloro che rientrano nel perimetro della norma dovranno avere operative le misure minime di sicurezza richieste dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale:

  1. autenticazione multifattore
  2. controllo degli accessi
  3. backup strutturati
  4. gestione delle vulnerabilità e procedure di incident response

Le sanzioni per chi non si adegua possono arrivare fino al 2% del fatturato globale annuo.

Cosa devono fare le aziende che non sono coinvolte direttamente dalla norma?

Anche chi non rientra direttamente tra i soggetti obbligati può essere coinvolto indirettamente dalla NIS2.

Le aziende soggette a NIS2 sono tenute a inserire requisiti minimi di sicurezza informatica nei contratti con i propri fornitori.

Per esempio: se la tua azienda fornisce servizi, componenti o soluzioni IT a un cliente più grande che deve tassativamente rispettare la direttiva, è probabile che ti venga chiesto di dimostrare il tuo livello di sicurezza.

Ed è qui che entra in gioco la virtualizzazione, infatti: un’infrastruttura basata su macchine virtuali isolate riduce la superficie di attacco rispetto a server fisici, semplifica le strategie di backup e Disaster Recovery (uno dei requisiti esplicitamente richiesti dalla norma), e velocizza il ripristino in caso di incidente.

 

La tematica degli incentivi fiscali: l’IPERAMMORTAMENTO per i beni strumentali digitali

Con la Legge di Bilancio 2026 è stato reintrodotto l’iperammortamento per i beni strumentali digitali, con una maggiorazione fino al 180% del costo sostenuto per i beni interconnessi ai sistemi aziendali e ai processi produttivi.

Le spese finanziabili dalla norma (Legge di Bilancio 199/2025, allegati IV e V) sono quelle sostenute per l’acquisto di:

  • server e cluster server destinati a infrastrutture di produzione/gestione aziendale, se interconnessi al sistema informativo dell’azienda;
  • sistemi di storage/archiviazione integrati con i processi operativi aziendali (non ad uso personale o di semplice gruppo di lavoro);
  • infrastrutture dedicate a backup e disaster recovery collegate ai processi produttivi;
  • apparati di rete strutturali collegati al sistema aziendale (esclusi quelli “domestici” o da piccolo ufficio);
  • software per la gestione e il monitoraggio dei processi produttivi (es. moduli ERP di produzione, MES, SCADA, HMI);
  • piattaforme di cybersecurity funzionali alla trasformazione digitale;
  • piattaforme di industrial analytics e intelligenza artificiale collegate ai processi;
  • software capitalizzati (acquistati con licenza propria, non in abbonamento) e interconnessi al sistema aziendale.

 

Sistemi di virtualizzazione: come le soluzioni open source mettono in discussione le regole del gioco

Per ovviare al problema dei costi di licenza maggiorati, molte aziende si stanno orientando verso soluzioni open source.

Intraprendere questa strada offre diversi vantaggi:

  1. trasparenza: il codice è pubblico e verificabile, questo vuol dire che vulnerabilità e bug vengono individuati e corretti da una community internazionale molto ampia, non da un unico team interno al fornitore;
  2. assenza di lock-in: le soluzioni proprietarie legano l’azienda al proprio fornitore (policy di prezzo, tempistiche di aggiornamento, altre scelte commerciali). Con le soluzioni open source l’infrastruttura resta sotto il pieno controllo dell’azienda che non dipende da un singolo fornitore ma può scegliere di cambiare, rivolgendosi a chi offre supporto e assistenza senza dover migrare l’intero sistema;
  3. flessibilità: essendo basato su standard aperti un software di virtualizzazione open source si integra più facilmente con altri strumenti, permettendo di costruire un’infrastruttura su misura senza essere vincolati a un ecosistema chiuso;
  4. sostenibilità economica: un progetto open source maturo non è soggetto agli stessi meccanismi di aumento dei prezzi che si osservano nelle soluzioni proprietarie dopo acquisizioni o cambi strategici, perché il modello di business si basa su supporto e servizi opzionali, non su licenze obbligatorie legate all’hardware.

 

Come individuare il sistema di virtualizzazione più adatto all’azienda

Quanto detto fino ad ora conduce alla seguente conclusione: non si tratta più di scegliere “se” virtualizzare, ma di capire come farlo nel modo più adatto alla propria azienda.

Quale piattaforma scegliere, dove ospitare i sistemi (in sede o in un data center esterno), quale modello di costi è sostenibile nel tempo, e come conciliare tutto questo con gli obblighi di continuità operativa e sicurezza che la normativa impone.

Per trovare una risposta a queste domande ti invito a seguire il prossimo appuntamento di HI-NEXT MASTERCLASS EDITION 2026: Server Fisici o Virtuali? La rivoluzione dell’IT per le PMI.

Il 24 settembre alle ore 11.00, attraverso un approccio pratico e orientato alle decisioni, parleremo:

Infine, attraverso un caso pratico, proveremo ad arrivare ad una stima concreta dei costi e dei benefici per una PMI di 20 – 50 dipendenti che investe in un progetto di virtualizzazione.

Clicca qui per iscriverti al webinar GRATUITO: ISCRIVITI AL WEBINAR

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